Flash

Flash, in inglese vuol dire: lampo.
Per un drogato vuol dire: spasimo.
Il flash è ciò che succede nel corpo di un drogato quando la droga, spinta dallo stantuffo della siringa, entra nelle vene.
Ha la violenza del lampo e l'intensità dello spasimo.
Un giorno ho dato a una ragazza quella polvere appiccicaticcia, giallognola, che quasi scorre a fatica nel palmo della mano, e che è l'eroina, il "cavallo".
La ragazza stava per venir meno.
Piangeva torcendosi le mani, mentre preparavo l'iniezione.
L'ho calmata, dolcemente,con parole tenere, mentre riempivo la siringa.
Le ho legato il braccio, le ho bucato una vena sporgente nella piega del gomito, ho infuso quel liquido, fatto di una mescolanza d'acqua e di polvere.
Più il liquido entrava nella sua vena, più la ragazza si rovesciava all'indietro, i suoi occhi si velavano, le sue gote arrossivano, e lei ansimava.
Infine si lasciò andare, gemendo di piacere sul letto.
Poi sembrò che si addormentasse, placata, felice.
Aveva avuto il suo flash.
Era "partita", "viaggiava", "stava sprofondando".
Allora, a mia volta, mi ero fatto l'iniezione, lo "shoot" che da il flash.
Ecco perchè il vero drogato, un giorno o l'altro, giunge fatalmente all'iniezione.
E diventa un junkie.
Un Dio.
Uno straccio.
A scelta.

Tratto dal libro: "Flash, Katmandu il grande viaggio" di Charles Duchaussois
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