Mai credere ai giudizi. Sono sempre provvisori.


Ecco una storia molto chiarificatrice di come molto spesso ci lasciamo convincere ad essere come ci immaginano gli altri. Sempre dal libro 'Psicocibernetica' di Maxwell Maltz:

"Il mio amico, dott. Alfred Adler, fece un'esperienza quando era ragazzo, esperienza che dimostra quale potere può avere una credenza sul comportamento e sulla propria capacità. Egli cominciò male il corso di aritmetica e il suo insegnantesi convinse che egli era negato per la matematica e informò i suoi genitori del fatto dicendo loro di non aspettarsi troppo da lui. Anch'essi se ne convinsero e Adler, accettando passivamente la valutazione che era stata fatta su di lui dimostrò, con i suoi voti, che non avevano sbagliato. Un giorno, tuttavia, egli ebbe un improvviso lampo di genio e vide come risolvere un problema che l'insegnante aveva scritto alla lavagna e che nessuno degli altri allievi sapeva risolvere. Egli lo disse all'insegnante che scoppiò a ridere seguito a ruota da tutta la classe. Al che, indignato, si precipitò alla lavagna e risolse il problema fra lo stupore di tutti. Facendo questo egli intuì di poter capire la matematica e fiducioso nelle sue capacità divenne un ottimo studente di matematica."

Mi chiedo cosa sarebbe successo se il signor Adler fosse stato troppo timido per intervenire. Oppure troppo disinteressato per anche solo tentare di risolvere quel problema. Avrebbe potuto pensare che se non ci riuscivano gli altri sarebbe stato inutile sprecare le energie nel tentativo. Ma soprattutto mi chiedo: quanti insegnanti di matematica come quello della storia avremo incontrato nella nostra vita? Quante qualità ci sono state invalidate facendoci perdere l'interesse a coltivarle?
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