Sulla realtà.

"... Noi pensiamo e agiamo come se le cose fossero veramente esistenti, realmente esistenti in sé e per sè… e questo è perché così esse ci appaiono. Ma è solo apparenza, pura illusione. Che significa ciò? Significa che è la nostra mente che crea la realtà! Tutte quelle che ci appaiono come cose, persone o situazioni in sé e per sé sono in realtà costruite dalle nostre percezioni, dal nostro modo personale di percepire e di reagire a tutto quello che ci circonda. In tutto ciò che facciamo, diciamo e pensiamo, siamo guidati dalla nostra mappa personale del mondo – ma la mappa di ciascuno è diversa da quella di tutti gli altri, e, in qualsiasi caso, la mappa non coincide mai con il territorio. Il mondo che abbiamo costruito, quello a cui reagiamo con maggiore o minore impeto emotivo, con maggiore o minore gioia, attaccamento, rabbia, noia, delusione, paura, indifferenza o dolore è un prodotto del nostro karma, cioè dell’immenso bagaglio di esperienze e tendenze abituali soggettive, sia consce che inconsce. Le persone che ci sembrano adorabili, possono essere un odiato nemico per qualcun altro. Le cose che ci sembrano desiderabili, possono essere oggetto di disprezzo per qualcun altro. Le situazioni che ci sembrano dei problemi insormontabili, possono rappresentare delle meravigliose opportunità per qualcun altro. E questo è perché le cose non sono intrinsecamente (o veramente) desiderabili o indesiderabili, le persone non sono intrinsecamente amiche o nemiche, le situazioni non sono intrinsecamente problematiche o meravigliose. Questo ovviamente solo perché le cose, le persone e le situazioni non hanno alcuna esistenza o qualità intrinseca… Sono cose illusorie, che i Testi buddhisti paragonano a volte al riflesso della Luna sull’acqua, o agli arcobaleni, o semplicemente ai sogni. Nei Testi si paragona il mondo a un grande sogno individuale, che si svolge dentro un grande sogno collettivo. Questo significa che, in quanto esseri umani, condividiamo fondamentalmente un certo karma, un certo terreno comune di esperienze: una struttura fisica, cinque sensi che funzionano più o meno allo stesso modo, la facoltà di ricordare e immaginare, il concetto di una terra sotto e un cielo sopra, un mondo e diversi elementi che appaiono più o meno allo stesso modo per tutti. All’interno di questo quadro di riferimento comune, che ci fa percepire e interpretare molti fenomeni in maniera simile, e che costituisce il “sogno collettivo”, ogni individuo si orienta in base a percezioni e reazioni strettamente soggettive. Basta pensare alla differenza fra il modo in cui percepiamo la stanza in cui ci troviamo, e il modo in cui la percepisce un insetto: qual è il vero mondo, la vera realtà di questo luogo? In ogni caso, gli esseri senzienti si aggrappano al modo in cui le varie esperienze si manifestano, considerandole vere in senso ultimo. Da ciò addirittura si arriva a concepire gli oggetti come “solidi” e permanenti, non vedendo il loro continuo divenire… E da ciò deriva tutta la nostra sofferenza. Siamo noi stessi a costruirci le sbarre della nostra prigione. La vera natura di tutte le cose è la totale libertà dalle gabbie, create dal pensiero concettuale, in cui normalmente le rinchiudiamo"

(tratto dallo scritto di un caro amico)

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